Pesci dacquario e malattie più
comuni provocate da germi
di Aldo Schiavo
Le malattie provocate da germi nei pesci dacquario presentano, sia pure in parte, caratteristiche sovrapponibili ad alcune affezioni che colpiscono i pesci dallevamento (1). Anzi, in proposito può aggiungersi che, per esempio, nel caso dellinfezione da Aeromonas hydrophila, il vibrione responsabile è stato isolato per la prima volta proprio in lotti di pesci ornamentali (1).
La situazione, invece, è diversa nel caso delle infestioni parassitarie, ove le condizioni di vita dei pesci dallevamento ed a maggior ragione di quelli di mare, risultano molto diverse da quelle proprie dei pesci mantenuti nelle strutture ornamentali. Nel novero delle malattie batteriche più comuni che interessano lacquariologia vanno elencate la cosiddetta Malattia della Corrosione delle Pinne, la Vibriosi, la Foruncolosi, la Tubercolosi e la Malattia Colonnare.
Malattia cosiddetta della Corrosione delle Pinne
La cosiddetta Corrosione delle Pinne è una malattia diffusa ovunque e che colpisce le pinne; solo in alcuni casi ed in mancanza di interventi le lesioni appaiono più appariscenti per la concomitante azione di miceti.
Eziologia
Linfezione in argomento è provocata da più batteri che, secondo gli esperti, possono appartenere anche a più di un genere; fra questi assumono importanza gli Pseudomonas, gli Aeromonas ed i Vibrio, tutti a forma di bastoncini mobili e Gram-negativi.
Patogenesi
I maggiori danni vengono registrati di preferenza a carico dei pesci più giovani e consistono in un interessamento dei bordi delle pinne; queste appaiono ben presto intorbidite e, successivamente, assumono una colorazione biancastra ed in ogni caso risultano soggette ad una azione simil-corrosiva. In pratica è possibile osservare un vero e proprio disfacimento del tessuto che si trova tra i raggi delle pinne, seguito da marcimento; nel contempo le basi delle pinne appaiono più o meno infiammate e rossastre. Il quadro patogenetico può, sia pure raramente, anche risultare complicato da eventuali miceti che attecchiscono sulle parti lese. Tuttavia, questo stato morboso può spesso regredire fino a determinarsi la ricostituzione pressoché integrale delle pinne. Ovviamente tutto questo risulterà possibile in ogni caso in cui si intervenga precocemente e si riesca a rimuovere la causa o le cause. Lazione dei germi responsabili va sottolineato si limita allintervento sulle pinne e, quindi, gli organi od i tessuti interni dellanimale non subiscono nessuna azione negativa.
Sintomi
I segni più precoci ed evidenti sono dati dal sopraccitato interessamento delle pinne, vale a dire delle lamine membranose sostenute dai raggi ossei che danno stabilità agli animali; detto interessamento è accompagnato dal fatto che sono soprattutto i pesci più giovani ad essere colpiti per primi e, comunque, in maniera più grave.
Diagnosi clinica
Il sospetto di Corrosione delle Pinne deriva dalle evidenti alterazioni che interessano questi organi di movimento e di stabilizzazione del pesce, i quali comè già stato segnalato vanno dallinfiammazione al disfacimento, allo sfilacciamento, allalterazione di colore ed al marcimento.
Diagnosi di laboratorio
La diagnosi di laboratorio si esegue effettuando la raschiatura di ciò che rimane delle pinne e sottoponendo il materiale deposto su vetrino alla colorazione con il metodo di Gram. I germi interessati appaiono come piccoli bastoncini mobili e Gram-negativi; la loro lunghezza oscilla da un millimicron fino a due millimicron, a seconda che si tratti di Aeromonas o Vibrio oppure di Pseudomonas.
Attività di prevenzione
Nel caso dellinfezione in argomento gli accorgimenti più validi consistono nel mantenere continua e costante la migliore qualità dellacqua nellacquario; ciò va sottolineato in quanto la quantità necessariamente contenuta del mezzo acqueo può risultare, in più di qualche occasione, non certo favorevole ad un ottimo stato di salute dei pesci. In particolare si dovrà evitare che, per esempio, le feci possano inquinare lacqua in maniera più o meno evidente; va garantita, poi, la tenuta ottimale dellossigeno. Il ph del mezzo non deve avere valori superiori alla norma e vanno evitati, più in generale, i problemi che possono compromettere in qualche modo le resistenze dei pesci. Daltra parte, si ritiene che la comparsa di questa malattia possa essere, in più casi, lespressione della conseguenza di unaltra affezione morbosa (8).
Interventi terapeutici
Come premessa generale va subito segnalato che gli interventi terapeutici nei confronti di questa malattia come di qualsiasi altra affezione dei pesci dacquario, vanno prescritti dal veterinario, il quale, a sua volta, si atterrà, fra laltro, alle indicazioni derivanti dallesame clinico e, se necessario, anche a quello del laboratorio di analisi. Comè già stato accennato in precedenti note, riguardanti le altre malattie dei pesci ornamentali, per combattere gli stati morbosi che si presentano negli acquari è più pratico ed agevole il ricorso ai farmaci già pronti in commercio. Detto impiego viene agevolato dal fatto che il costo anche elevato del medicinale viene controbilanciato dal dosaggio che è certamente minimo rispetto allo stesso prodotto da usare eventualmente per pesci dallevamento per la produzione della carne. Un secondo vantaggio deriva dal fatto che le eventuali soluzioni di farmaci egualmente efficaci, ma da preparare al momento, possono talvolta risultare tossiche, oltre che per gli agenti infettanti, anche per i pesci in trattamento e ciò pure in rapporto ad un eventuale errato numero delle ore duso. In linea di massima comunque, e soprattutto in casi di emergenza, può risultare utile saggiare il prodotto disponibile su un numero limitatissimo di soggetti, scelti tra i pesci che presentino sintomi anormali più evidenti. Per quanto riguarda, poi, lintervento veterinario, i consigli che ne derivano potranno risultare diversi, anche in dipendenza del tipo dacquario e delle strutture di arredamento presenti in esso. Unattenzione particolare merita il ruolo del materiale di filtrazione, il quale va idoneamente sostituito od arricchito al termine dei trattamenti e, comunque, in tutti i casi in cui questi si protraggano per più di 24-48 ore; in proposito va ricordato che spesso sono necessarie alcune settimane perché si riproduca favorevolmente la consueta flora attiva di germi a ridosso del filtro e del suo substrato. Unulteriore precauzione consiste nel disattivare laccensione di lampade a raggi ultravioletti eventualmente inserite nel circuito della filtrazione; ciò serve ad impedire le possibili alterazioni di taluni farmaci usati per preparare il bagno terapeutico.
Nel caso, infine, della forzata pratica di bagni di breve durata (da pochi minuti a qualche ora) eseguita ovviamente con dosaggi piuttosto elevati di farmaco, allo scopo di evitare danni irreversibili alle piante ed ai germi presenti abitualmente, deve farsi ricorso a vasche a parte o, più semplicemente, a recipienti di plastica ove, comunque, la temperatura dellacqua abbia la gradazione solita dellacqua dellacquario; in ogni evenienza del genere vanno, inoltre, controllati gli atteggiamenti dei pesci trattati ai fini di sospendere lazione del medicinale, nel senso di toglierli immediatamente dal bagno con il retino se essi tendano subito o dopo un po a porsi su di un fianco. Intanto fra i farmaci validi per combattere la Corrosione delle Pinne può prevedersi luso del cloramfenicolo; la dose ottimale è pari a 40 mg. di sostanza per ogni litro dacqua. Questo farmaco va usato per non più di 15-20 ore e sempre a condizione che lacqua nel frattempo si mantenga chiara; in caso contrario i pesci vanno allontanati e posti in unaltra soluzione rifatta al momento (8). Questantibiotico può essere somministrato anche con il mangime, curando che la dose sia di 50 milligrammi per ogni 10 grammi di alimento; la durata del trattamento va protratta per 72 ore, durante le quali il mangime medicato va distribuito due volte al giorno. La neomicina rappresenta un altro farmaco che può essere impiegato con successo nei confronti di questinfezione, anche se in alcune evenienze sono stati lamentati fatti tossici; pure in questo caso la somministrazione va protratta per 72 ore usando 200 milligrammi del prodotto in dieci litri di acqua. Ovviamente lacqua medicata da usare va posta in acqua pulita a parte, dando per scontato che la soluzione va preparata al momento delluso. Nei casi di miscelazione con il mangime la dose di neomicina solfato riguarda 250 milligrammi per ogni 100 grammi di alimento da somministrare, sempre nellarco di 72 ore, tre volte al giorno (8). Alcuni ricercatori, in alternativa, suggeriscono limpiego di triplafavina che va utilizzata alla dose di un grammo per ogni litro dacqua; partendo da questa soluzione il quantitativo da diluire in un ulteriore litro dacqua è pari a 3 millilitri, mentre la durata del trattamento va spinta fino a quattro giorni. I migliori effetti si ottengono, tuttavia, se si interviene alla comparsa dei primi segni di alterazione delle pinne. Qualora, poi, si vogliano separare i soggetti apparentemente sani da quelli appena colpiti (da trattare a parte), i primi possono essere sottoposti blandamente in bagno nello stesso acquario con nitrofurantoina, in questo caso a scopo preventivo. Alcuni autori suggeriscono, tuttavia, alcune precauzioni qualora si voglia ricorrere alla sostanza appena sopraccitata e sia pure ai dosaggi ridotti di 50 milligrammi in circa 15-20 litri dacqua dacquario. Premesso che la dose di farmaco va sciolta preventivamente in un piccolo recipiente contenente circa 10 ml. di acqua abbastanza calda, la soluzione ottenuta può servire per circa due settimane; il cambio dellacqua medicata va effettuato filtrandola attraverso carbone. Le precauzioni citate appena sopra, intanto, consistono nel subordinare luso delle soluzione di questo farmaco ad un prelavaggio del materiale filtrante e ad un allontanamento del sedimento; il filtro, per parte sua, va liberato del carbone.
Vibriosi
La Vibriosi è una delle malattie batteriche dei pesci che può definirsi storica in quanto è stata osservata da almeno cento anni. Essa colpisce, oltre ai pesci dacquario, i pesci che vivono in acque di mare, dolci e salmastre. Qui cè subito da aggiungere che questa malattia, dovuta allesclusiva azione patogena del vibrione, può presentarsi nei pesci dacquario solo raramente; nei decorsi cronici ed in particolare negli organi di soggetti gravemente colpiti o morti possono trovarsi spesso numerosi cocchi, ma anche germi Gram-negativi quali gli Aeromonas e gli Pseudomonas (1). Ricerche eseguite in particolare nei pesci dacquario comunemente definiti come pesci rossi è stata dimostrata una scarsa ricettività, ma gli stessi animali si sono ammalati a seguito di contatto, diretto o indiretto, con pesci infetti dacqua di mare o dolce (5).
Eziologia
Lagente causale dellinfezione, classificato come Vibrio anguillarum, appartiene alla famiglia delle Vibrionaceae; alla stessa famiglia afferiscono altri generi di vibrioni egualmente patogeni per i pesci ed in particolare lAeromonas salmonicida e lAeromonas hydrophila; questultimo, tuttavia, è valutato come agente patogeno opportunista (1). Il germe è Gram-negativo ed ha una grandezza che si aggira intorno a 0,5 per 1,0-2,0 micron; esso è ricurvo a forma di virgola, è mobile per la disponibilità di un lungo flagello ad uno dei poli e cresce bene su vari terreni (1). Per i dettagli sulle caratteristiche fisico-chimiche, genotipiche e colturali si rimanda al testo dal titolo Malattie e Prevenzione nellacquacoltura comunitaria di Schiavo (1).
Patogenesi
Linfezione viene generalmente favorita da una cattiva conduzione dellacquario nel quale evidentemente si vengano a creare situazioni di negatività (per esempio abbondanza di feci o carenza di ossigeno, temperature più o meno alte o sovraffollamento); la malattia, comunque, può essere veicolata anche da pesci che si comportano come portatori sani (6) (7). In altre evenienze, in acquari in precedenza assolutamente privi di questo germe, la comparsa di focolai specifici è stata attribuita alluso di mangime inquinato (ovviamente non secco). Sulla base di studi svolti su pesci dallevamento è possibile ipotizzare che anche nei pesci dacquario possa conseguire tanto allattecchimento del germe su eventuali piccole lesioni cutanee, quanto a seguito di virulentazione del vibrione a livello intestinale, per esempio a causa di ingestione di alimento inidoneo. Recenti ricerche hanno dimostrato che il vibrione in argomento è capace di provocare la formazione di prodotti tossici extracellulari; altri studi hanno permesso di ottenere dal filtrato di cellule di questo microrganismo una proteasi parzialmente purificata che si è dimostrata letale per i già citati pesci dacquario, cosiddetti pesci rossi (2) (1).
Sintomatologia
I sintomi sono più o meno molteplici in dipendenza del decorso della malattia, ma in linea generale può sostenersi che essi sono più evidenti e precoci nei soggetti giovani o maggiormente sensibili; intanto possono notarsi mancanza dappetito e colorazione più o meno scura della pelle. Questi primi segni vengono generalmente seguiti dalla morte che può riguardare anche il 50% dei pesci presenti; questa forma viene anche classificata come forma acuta ed è spesso accompagnata da insufficienza respiratoria o da ingrossamento addominale. In alcuni casi possono anche notarsi vere e proprie lesioni cutanee, le quali nei pesci morti si estendono in varie parti del corpo (1). In alcune specie sono stati osservati esoftalmo ed emorragie periorbitali. Talvolta linfezione può esitare in una forma cosiddetta cronica, in cui i sintomi riportati sopra permangono per lungo tempo; mentre si ridimensiona la mancanza dappetito e la stessa cute appare meno scura, si aggravano lesoftalmo, le cornee si presentano opache e le branchie appaiono pallide.
Sempre a proposito dei pesci dacquario cè da sottolineare che tra le specie più piccole, a motivo delle più deboli capacità di resistenza, leventuale contagio può presentarsi solo attraverso convulsioni spasmodiche che ben presto portano a morte lanimale.
Diagnosi clinica
La diagnosi clinica può fare avanzare solo il sospetto di vibriosi in quanto i sintomi soprariportati possono sovrapporsi a quelli propri di altre patologie; ciò va ricordato anche se i pesci colpiti presentano arrossamenti su varie parti del corpo, ad iniziare dalla testa per finire ai fianchi, alladdome ed allapertura anale e se, in altri casi, possono osservarsi fenomeni ulcerativi o formazioni cutanee che esitano in granulomi (1).
Diagnosi di laboratorio
Intanto va premesso che il materiale da inviare al laboratorio per gli esami colturali (dal sangue del cuore o dal rene) consiste in esemplari ammalati vistosamente o appena morti e che presentino eventualmente anche lesioni esterne (1). Per i dettagli riguardanti i terreni da usare e le esigenze colturali si rimanda al sopraccitato testo di Schiavo (1). Leventuale ricorso agli esami istologici potrebbe risultare utile pure per distinguere il vibrione in causa, essendo stato dimostrato che biotipi diversi producono lesioni differenti (2).
Attività di prevenzione
Ancora una volta, nel caso di questa malattia in particolare, va ribadito il concetto dellimportanza della prevenzione o profilassi diretta; la Vibriosi, infatti, risulta fortemente condizionata dai fattori ambientali esterni negativi. Tra questi vanno segnalati il ricambio idrico inidoneo, la mancanza o scarsità di igiene, lalimentazione non bilanciata, la luminosità e la concentrazione di pesci inadeguate, ma soprattutto leventuale immissione nellacquario di soggetti non garantiti dal punto di vista sanitario.
Terapia
Nei casi accertati di Vibriosi è possibile ricorrere alluso di vari antibiotici giacché, in questi casi, non sussiste il pericolo proprio della specie dallevamento da carne, ove gli eventuali residui creano problemi nel consumatore. Fra i farmaci più indicati figura il cloramfenicolo da usare secondo la posologia e le modalità già riportate sopra a proposito della Corrosione delle Pinne. Qui può, tuttavia, aggiungersi che tra le precauzioni da seguire nel caso di questo farmaco come di altri va ricordata la necessità di sorvegliare comunque i pesci trattati, di ossigenare maggiormente lambiente acqueo nei casi di bisogno effettivo e di somministrare lalimento soltanto dopo almeno tre ore dalla fine del trattamento (9).
Altri ricercatori consigliano luso della tetraciclina cloridrato; in via preliminare va puntualizzato che essa colora lacqua e può danneggiare diverse specie di piante dellacquario. Di conseguenza se ne prescrive luso in un recipiente o contenitore diverso. Intanto, poiché il trattamento può durare anche più giorni, nei casi di colorazione rossastra dellacqua (che coincide con la decomposizione dellantibiotico), questa va comunque cambiata nella quasi totalità. Il dosaggio indicato riguarda mezzo grammo di sostanza da diluire in 50 litri dacqua per un periodo massimo di quattro giorni; qualora si volessero abbreviare i tempi (solo per 24 ore, ma in una vasca separata) il dosaggio va portato a 100 milligrammi per ogni litro dacqua. Può farsi, infine, ricorso alle tetracicline da usare in recipienti o vasche separate rispetto allacquario, tenuto conto che lacqua medicata diventa torbida abbastanza rapidamente; orientativamente il dosaggio interessa 100 milligrammi di farmaco da diluire in 20 litri dacqua e da far agire per 48-72 ore. Leventuale impiego di terramicina va limitato alla sola miscelazione nel mangime (8).
Foruncolosi
La Foruncolosi è una malattia infettiva e contagiosa del salmone atlantico che, tuttavia, col tempo ha assunto la denominazione più comune di Foruncolosi dei salmonidi.
Trattasi di uninfezione nota da circa un secolo ed attualmente risulta molto diffusa; lagente causale viene classificato come appartenente alla famiglia delle Vibrionaceae comprendente il genere Aeromonas salmonicida. Questagente risulta normalmente patogeno per pesci che vivono non solo in bacini fluviali ed in allevamento, ma anche, per esempio, per il merluzzo dAlaska che vive soltanto in mare. Non viene escluso che la malattia possa presentarsi anche tra i pesci dacquario; in ogni caso linfezione è comunemente assicurata (per via diretta ed indiretta) da attrezzi contaminati, da ambienti infetti, da mangime contaminato, da trasporti eseguiti al di fuori delle normali norme di igiene e, infine, da brandelli di cute di pesci colpiti dallAeromonas salmonicida (8).
Come si vede, trattasi per la maggior parte di elementi che interessano solo in misura limitata la conduzione degli acquari; questa considerazione vale maggiormente se si tiene conto anche del fatto che la resistenza dellagente causale ai vari fattori fisici e chimici è molto debole (8) (10) e che, quindi, il contagio potrebbe essere assicurato soprattutto da portatori sani che, notoriamente, si identificano in specie di pesci non strettamente dacquario.
A proposito della debole resistenza dellAeromonas responsabile va segnalato che recenti ricerche hanno dimostrato che il metodo della purificazione delle acque, a mezzo di filtri idonei, può per parte sua contribuire a prevenire la virulentazione dellinfezione in argomento; si tratterebbe, per altro, di un metodo semplice da realizzare, poco costoso e facilmente incorporabile nelle strutture manageriali anche di un impianto incubatore (11).
Considerato in conclusione che la Foruncolosi può manifestarsi in un acquario del tutto raramente si rimandano tutti i dati utili che, eventualmente, possano interessare il veterinario ed i conduttori degli acquari (in particolare di quelli di una certa importanza) agli elementi conoscitivi che possono assumersi consultando il testo dal titolo: Malattie e Prevenzione nellAcquacoltura Comunitaria, dellottobre del 1997 (1), che vanno dalla presenza e diffusione della malattia ai prodotti morbosi, dalleziologia alla resistenza dellagente causale, dallepizootologia alla patogenesi, dalle prove di resistenza genetica alla sintomatologia (forma acuta e cronica), dalla diagnosi clinica al prelievo ed invio del materiale al laboratorio, dalla diagnosi di laboratorio alle attività di controllo (1).
Tubercolosi
La Tubercolosi è uninfezione che si verifica frequentemente nei pesci dacquario ed è provocata da un micobatterio acido-resistente; in particolare essa continua ad essere registrata tra le varie specie cosiddette ornamentali e sempre meno in acquacoltura.
Sussistono, per altro, difficoltà di diagnosi di questa malattia soprattutto nelle specie dacquario particolarmente piccole.
In molti paesi dellEstremo Oriente ancora oggi la tubercolosi viene considerata come malattia professionale per gli addetti allallevamento di queste specie molto richieste dallestero e ciò anche a motivo della capillare diffusione di tanti piccoli allevamenti spesso colpiti o potenzialmente pericolosi (19). In proposito va brevemente ricordato che sono numerosi i nostri operatori che importano, appunto dai Paesi asiatici, considerevoli quote di pesci dacquario (1); il commercio clandestino accresce ovviamente la pericolosità di affermazione del contagio (1). Intanto in Italia la Tubercolosi è stata diagnosticata finora solo proprio nei pesci cosiddetti dacquario (13).
Eziologia
Lagente eziologico di questa malattia va identificato nel Mycobacterium marinum il quale, oltre a poter agire da solo, interviene spesso anche con altri micobatteri meno diffusi (1). Esso al pari di altri acidoresistenti saprofiti è fornito di capacità patogena sperimentale nei riguardi di ratti e topi, nei quali, a livello del punto dinoculazione, determina ascessi o reazione ulcerativo-granulomatosa più o meno tardiva; questo microrganismo è aerobio, immobile, non produce spore e la sua inclusione tra gli agenti causali delle infezioni da acido-resistenti dipende dalla composizione della sua parete (ad elevato contenuto lipidico), che caratterizza appunto la proprietà dellacido-resistenza (1).
Patogenesi
Linfezione è caratterizzata da unanemia ipoplastica e fra i diversi apparati colpiti può figurare quello della riproduzione, ove il micobatterio provoca focolai con contemporanei infiltrati cellulari; in alcuni casi possono riscontrarsi cisti da tubercolosi negli organi di pesci sezionati per altre cause di morte.
Nella determinazione dello stato morboso possono assumere importanza eventuali stati di scarsa resistenza organica, carenze vitaminiche e, comunque, condizioni deficitarie di vita in base alle quali il micobatterio fino ad una certa fase presente solo in forma latente praticamente in moltissimi acquari acquisterebbe virulenza e capacità di aggredire lorganismo.
Secondo altri ricercatori agirebbero negativamente i fattori genetici eventualmente influenzati da stati di stress, mentre i germi possono intanto sopravvivere nel fondo eventualmente melmoso della struttura ove, insieme alla carenza di ossigeno, si accumulino uno o più pescetti morti o residui di alimento; di conseguenza uno stato ottimale di mantenimento dellacquario e di salute degli animali sarebbero sufficienti a tenere lontano i casi di malattia.
Sintomatologia
I sintomi che possono caratterizzare la Tubercolosi nei pesci cosiddetti ornamentali sono piuttosto numerosi, pure se atipici. Sta di fatto che, in mancanza di intervento, essi in parte, ma talvolta anche in numero cospicuo portano a morte i soggetti colpiti in una sequenza di tempo normalmente lunga.
In altre evenienze, insieme ai primi sintomi anormali, possono determinarsi casi di mortalità pressoché generalizzati e ciò entro uno o due mesi. Fra i numerosi segni esterni, ancorché atipici come già segnalato, può notarsi una generica mancanza o scarsità dappetito; alcuni o più pesci tendono ad isolarsi, a restare fermi, a procedere su di un fianco o, comunque, a mostrare incertezza nei movimenti.
La citata irregolarità dei movimenti va attribuita in buona parte ad uneventuale possibilità di localizzazione tubercolare alla vescica natatoria (1).
Altri soggetti possono presentare gli occhi infossati o protuberanti, fino ad arrivare alla perdita del globo oculare; da parte sua la colonna vertebrale può apparire distorta. La cute, poi, può mostrare segni di tumefazione o di scarsa brillantezza oppure ulcere aperte.
Tre gli altri sintomi aspecifici che, si ripete, possono apparire da soli o contemporaneamente vanno citati un addome disteso, lo sfilacciamento delle pinne o la perdita di squame, le reazioni tardive agli stimoli esterni, taluni movimenti a scatto, il ventre poggiato sul fondo (1) (8) (12) (14).
Concludendo, la formulazione di una convincente diagnosi clinica in questinfezione appare estremamente difficile e, perciò, vanno presi in considerazione il reperto autoptico e gli esami di laboratorio.
Indagini di laboratorio
Limitatamente allesame autoptico di soggetti manifestamente ammalati è possibile osservare nei casi di forte sospetto di Tubercolosi con lausilio di una lente dingrandimento piccoli noduli biancastri tanto sulla milza quanto sul fegato.
Contemporaneamente, per la conferma, vanno preparati alcuni vetrini, deponendovi porzioni di organi più o meno sfilacciati, da sottoporre alla colorazione di Ziehl-Neelsen.
Qui è bene segnalare che il medesimo tipo di lesione macroscopica potrebbe essere determinato da miceti e più in particolare dallIchthyphonus hoferi anche se, in questultimo caso, le lesioni apparirebbero più grandi e, perciò, senza il necessario uso di lenti dingrandimento.
Oltre che dai pesci sospetti, il materiale utile al laboratorio può essere rappresentato da porzioni del fondo dellacquario e, al limite, anche da raschiati delle attrezzature più usate; ovviamente va valutata la possibilità del coinvolgimento di altri germi presenti nellambiente in generale.
Per luso dei terreni di coltura e di isolamento può farsi ricorso ad uno dei mezzi di Petragnani, Lowenstein, Ogawa o, ancora, di Amlacher (1) (15).
Attività di prevenzione
A meno che non si disponga di certificazioni sanitarie di origine riguardanti lindennità da Tubercolosi, pure nel caso di questa malattia la quarantena rappresenta un mezzo valido per prevenire il contagio da parte di eventuali pesci portatori; elementi efficaci digiene sono pur sempre rappresentati da una costante pulizia e da disinfezioni periodiche delle attrezzature nel loro complesso (1).
Fa parte, infine, della prevenzione il rispetto dei più comuni principi di igiene costituiti, per esempio, già da una corretta proporzione tra il numero dei pesci dellacquario e la quantità dacqua disponibile.
Terapia
Circa leventuale possibilità duso di farmaci a scopo terapeutico negli acquari colpiti da questinfezione, alcuni ricercatori hanno consigliato in passato il fenossietolo, richiamando, tuttavia, ai fini di un problematico successo, lattenzione sulla massima precocità di impiego.
In altre prove sono state sperimentate la streptomicina, lidrazide dellac. isonicotinico, la penicillina, la kenamicina e lossitetraciclina (1), venendo confermata, in ogni caso, linutilità dellintervento laddove linfezione risultava più o meno radicata.
In buona sostanza può concludersi questo aspetto del problema segnalando che qualsiasi reperto positivo di malattia va correttamente seguito dalla eliminazione e distruzione di tutti i soggetti ospiti dellacquario, anche quando la maggioranza dei pesci appaia in buone condizioni. Ne consegue che la struttura va accuratamente pulita e disinfettata; a tale scopo può farsi ricorso al perossido didrogeno oppure al permanganato di potassio.
Nel primo caso la sostanza va usata in soluzione al 30% e se ne utilizzano 25 millilitri da mescolare in 50 litri dacqua. Il filtro esterno va lasciato in funzione senza carica per fare in modo che venga assicurata una benefica circolazione della soluzione medicata. In ogni modo lacquario (da lasciare normalmente illuminato, ma liberato dal materiale di fondo) va riempito fino allorlo, dopo avervi immersi gli attrezzi duso comune e si lasciano trascorrere almeno 72 ore perché si ottenga una disinfezione certa. Trascorso detto periodo la struttura può essere svuotata e lavata con acqua semplice, senza timore di aver lasciato residui del farmaco.
Il materiale di fondo, da parte sua, può essere disinfettato tramite calore (a non meno di 150° C) per almeno un paio dore.
Nel caso, invece, del permanganato di potassio, questa sostanza, oltre che risultare utile per la disinfezione dellacquario (seguendo gli stessi accorgimenti di massima già indicati per il perossido didrogeno), può essere impiegata per disinfettare gli strumenti che non si possono sottoporre ad ebollizione (per esempio il termometro).
Circa le modalità specifiche duso, il permanganato di potassio va progressivamente posto nellacquario colmo in quantità tale da produrre una soluzione torbida, di colore fortemente viola; al momento dellallontanamento della sostanza, il lavaggio con acqua semplice andrà ripetuto finché essa non mostrerà più tracce di colore viola (8).
Malattia Colonnare
La Malattia Colonnare è uninfezione che viene riscontrata spesso nei pesci dacquario e ciò, probabilmente, ha una certa attinenza con il fatto che sono in genere i pesci delle aree tropicali a risultare maggiormente colpiti. La recettività appare, infatti, piuttosto elevata laddove lacqua ha una temperatura alta ed i pesci vivono in stagni o in piccole aree confinate (1).
Eziologia
Lagente causale è stato identificato nel Flexibacter columnaris chiamato così perché i germi, riunendosi a grappolo o in gruppo, formano attorno al tessuto necrotizzato del pesce colpito colonne abbastanza caratteristiche; in pratica, questa formazione di masse di batteri dallaspetto di colonne o di cumuli può essere osservata anche nelle pinne e nelle stesse squame di pesci infetti allorché, in laboratorio, si ricorre allesame in contrasto di fase. In buona sostanza questi agglomerati appaiono evidenti lungo tutti gli orli delle zone di tessuto infiammate.
Il batterio responsabile è Gram-negativo, è aerobio e misura da 0,5-0,7 micron di larghezza fino a 8-12 micron di lunghezza. Qui va aggiunto che apposite prove sperimentali hanno dimostrato che il decorso della malattia può essere aggravato dai soliti fattori negativi eventualmente presenti nellacquario; fra questi, oltre per esempio allinadeguata composizione dellacqua od a lesioni cutanee, va annoverata la stessa patogenicità del ceppo in causa (16).
Patogenesi
In linea generale può affermarsi che è notevole la presenza di questo germe nel mondo acquatico, anche perché esso può rinvenirsi nel muco di pesci sani. I soggetti più giovani possono presentare una sorta di fusione delle lamelle a causa sia della ipersecrezione mucosa, sia della crescita dellepitelio delle branchie; in queste condizioni i pesci presentano alterazione ed accellerazione della respirazione per carenza di ossigeno. Ne consegue che un preesistente basso contenuto di ossigeno (dovuto già al soprannumero o alla presenza di sostanze organiche), specialmente se complicato da unalta concentrazione di ammoniaca, da carenza vitaminica o da lesioni cutanee, favorisce la virulenza del germe ed accelera il decorso della malattia. Per quanto riguarda le pinne, queste vengono attaccate ai bordi ed il conseguente disfacimento può essere tale da evidenziare i vari raggi.
Sintomatologia
I sintomi possono presentarsi in forma acuta o iperacuta ed in forma cronica; nel primo caso i pesci, intanto, presentano macchie biancastre che si dilatano anche velocemente nel giro di alcune ore. Più frequentemente questi segni vengono notati soltanto sulle branchie e, comunque, i pesci colpiti vengono a morte nel giro di uno-tre giorni ed in numero cospicuo. Nella forma cronica queste stesse lesioni biancastre si espandono molto più lentamente e portano a morte i soggetti colpiti nel giro di una o due settimane.
Diagnosi clinica
La diagnosi clinica può effettuarsi attraverso losservazione dei sintomi citati subito sopra, ma è evidente che la conferma non può derivare se non dal reperto di laboratorio.
Diagnosi di laboratorio
La prova di laboratorio si avvale, in questo caso, delluso di sostanze che, da una parte, impediscono la crescita di altri germi anche saprofiti e, dallaltra, non impediscono lo sviluppo del Flexibacter columnaris; per questi scopi i laboratoristi impiegano neomicina e polimixina (1). Altri ricercatori consigliano, per i primi isolamenti, un terreno lievemente peptonato con l1% di agar (17) o lagar di triptone (18); le colonie del germe appaiono di colore giallo-verdastro, sottili e piatte con tendenza ad espandersi. Per quanto riguarda le prove microscopiche può ricorrersi al raschiato dei tessuti superficiali palesemente colpiti, da esaminare in goccia pendente o previa colorazione con bleu di metilene.
Nel caso di ricorso alle prove istologiche è possibile riscontrare, oltre ai germi, fatti necrotici ed ulcerativi, iperemia ed emorragia periferica e necrosi del derma.
Attività di prevenzione
Limitatamente alle misure di prevenzione qui non può non sottolinearsi quanto è già stato ripetutamente segnato a proposito della buona conduzione dellacquario in generale.
Per evitare lintroduzione di forme patologiche i pesci di nuovo acquisto debbono subire un periodo di quarantena prima di essere ospitati insieme agli altri e non va trascurato il regolare cambio dellacqua, nonostante laffidabilità delle moderne tecniche di filtraggio; alcuni sperimentatori consigliano sostituzioni frequenti di acqua, ma in scarsa quantità per volta, anziché luso di forti quantitativi in una sola occasione (17).
Fra gli altri accorgimenti va attribuita importanza anche alla temperatura del mezzo, che in questa malattia può risultare determinante non solo ai fini dellinsorgenza, ma anche ai fini del decorso.
Interventi terapeutici
Fra i primissimi interventi nei casi di sospetto di malattia figura il ripristino delle migliori condizioni di vita dei pesci; a parte ciò, può ricorrersi alluso degli antibiotici, anche se molti ricercatori ritengono che essi possano risultare comunque poco efficaci a motivo del fatto che i pesci, avendo perso lappetito, non li assumerebbero per niente o, tuttalpiù, in dosi ridottissime.
Nei casi iniziali di malattia può essere impiegato il permanganato di potassio (secondo le modalità già riportate sopra a proposito della tubercolosi per quanto riguarda la disinfezione della struttura), tenendo presente, in ogni caso che le sue soluzioni si mantengono efficaci per poco tempo se risultano esposte allaria o alla luce.
Questa sostanza libera o allorché viene a contatto con materiale organico risulta molto ossidante anche a forti diluizioni; nelle acque che contengono 10 ppm di questo prodotto sono consigliabili bagni la cui durata non vada oltre i 30 minuti. In alternativa il trattamento può trasformarsi in permanente per gli acquari o vasche che ne contengano 4 ppm. Qui va segnalato che se lacqua ha un pH molto alto possono subentrare fenomeni di tossicità, mentre se le acque sono ricche di sostanza organica ne viene provocata una rapida inattivazione.
Fra le altre sostanze può usarsi il fenoxetolo, sia pure con precauzione, alla dose di 2 ppm per la durata di unora circa; per il trattamento locale potrebbe essere usata lacqua ossigenata (17).
Tornando allimpiego degli antibiotici va, comunque, riferito che nei casi di forme acute può essere impiegato, purché immediatamente, il cloramfenicolo (40 mg per litro dacqua) in combinazione con la triptoflavina (5 ml di soluzione di base per litro); la durata del trattamento è pari a 12 ore circa, salvo un uso più prolungato di sola triptoflavina.
Nel caso di decorso cronico dellinfezione, il cloramfenicolo (da usare con lo stesso dosaggio soprariportato) va impiegato da un minimo di 10 ore ad un massimo di 20. Più in particolare lantibiotico va sciolto in una modesta quantità di alcool etilico (al 95%); dal punto di vista pratico, al principio attivo posto in un vasetto, lalcool va versato goccia a goccia, agitando il vasetto stesso fino a sciogliere lantibiotico. Oltre alla precauzione di consentire la filtrazione del cloramfenicolo, occorre vigilare sui pesci e, soprattutto, sullacqua; nel caso di intorbidamento i pesci vanno trasferiti in una nuova vasca ed il trattamento va ripetuto con una nuova soluzione (8).
Riassunto
In questa Nota vengono esaminate e discusse le più ricorrenti malattie da germi che colpiscono i pesci dacquario, comprese le cause che ne possono favorire o provocare la presenza e la diffusione.
In particolare vengono considerate la cosiddetta Malattia della Corrosione delle Pinne, la Vibriosi, la Foruncolosi, la Tubercolosi e la Malattia Colonnare, venendo riportati, per ognuna, gli elementi più utili dal punto di vista pratico per le rispettive diagnosi, prevenzione e terapia.
Prof. Aldo Schiavo
Dipartimento di Sanità,
Patologia, Farmaco-tossicologia
e Benessere degli Animali
Sezione Malattie Infettive
Facoltà di Medicina Veterinaria
Università di Bari
Bibliografia
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