Visita a un macello dello Zimbabwe di Manrico Murzi
Harare, febbraio 2000 Ci avevano ripetuto: nello Zimbabwe cè un macello grande, interessante; sforna prodotti eccellenti. Sappiamo il valore e la grandezza dei nostri complessi del genere, come ad esempio quelli dellInalca a Castelvetro e Ospedaletto Lodigiano. Solleciti nel dare ai lettori interessati al mondo della carne informazioni sui metodi di lavoro e sul modo di gestire le cose anche in paesi lontani, ci siamo precipitati ad Harare. Città capitale con poco più di un milione di abitanti, si erge a circa 1.500 metri sul livello del mare. Su di un altipiano fertile e verdeggiante, con acqua in quantità.
A sinistra il giornalista Murzi pone domande al direttore Hudson ed al tecnico Machite. Al centro e a destra le varie confezioni.
La Colcom Foods Ltd. è una società nata nel lontano 1944 allo scopo di unire in cooperativa i vari produttori e commercianti di carne animale, soprattutto quella di maiale. Più tardi, nel 1957, la stessa società costruì un proprio stabilimento in Harare per la macellazione e la lavorazione della carne: quello che visitiamo.
Oggi la Colcom non è più unazienda privata, bensì una società pubblica quotata in borsa, con 940 dipendenti che lavorano nelle sue varie aziende, una anche a Bulawayo dove operano altri macelli di piccole dimensioni. La Colcom costituisce la più grande industria di carni.
Ci ha ricevuto il direttore Grant Hudson, il quale cura il settore delle vendite allestero e in generale quello della commercializzazione dei prodotti: pancetta affumicata, salsiccioni alla francese (polony), salsicce affumicate, salsicce del fattore (boerewors, alla moda del contadino), prosciutti di Praga, diversi tagli di porco affumicato, carni cotte, carni di porco e anche di manzo in scatola E anche tartine di maiale, una specie di vol au vent squisito. Mentre ci avviamo verso i locali dello stabilimento notiamo camion mastodontici della stessa Colcom, con rimorchio frigorifero, che stanno imbarcando vari prodotti.
I polony salsiccioni alla francese.
Indossati camice e berretto, calzati e ben lavati gli stivali, sciacquate le mani, il signor Hudson ci fa da guida con laiuto di due tecnici scientifici, il signor Clever Madzanise e la signorina Pauline Machite. È con noi anche il signor Alfredo Bagattini: noto esportatore di arte africana nel mondo, residente a Harare da un po di anni, è lui che ha concordato la nostra visita.
Fa subito impressione lampiezza dello stabilimento e il numero delle persone che vi lavorano: circa 600. Gente del luogo, di origini contadine, docile dindole, intelligente. Le scuole, qui nello Zimbabwe, preparano bene gli studenti e in generale leducazione è di un livello ottimale. Molti giovani studiano pure allestero, in Inghilterra e negli Stati Uniti. Quelli che lavorano in questa struttura ricevono unistruzione specifica già sul posto di lavoro: attaccata allo stabilimento stesso, subito prima dellingresso, vi è una palestra attrezzatissima dove gli operai curano il corpo. La Colcom partecipa alla loro spesa per il 50%. Lasciati i campi, questa gente si destreggia senza difficoltà nelluso dei macchinari, anche quelli più tecnologicamente avanzati.
La salsiccia del boero.
Intanto nello stabilimento il lavoro si svolge senza laccelerazione frenetica che abbiamo spesso notato in altri, specie quelli europei. Tuttavia il ritmo è sufficiente a garantire i risultati voluti.
I maiali arrivano vivi al mattatoio e vengono abbattuti in una impalcatura alta. Squartati e ripuliti, scendono, già ridotti a mezzene, in una grande cella frigorifera che può contenere fino a 200 capi macellati. Da qui, per ambienti tenuti alla temperatura di 7-10°C, le carcasse seguono la catena di lavoro usuale, vengono ridotte a diversi tagli. Parte di questi passano in altri reparti per essere disossati; parte scorrono verso le camere di fumigazione operata con legno di pino, soprattutto la pancetta e un certo tipo di salsicce; parte invece vengono confezionati per la loro immissione immediata in commercio.
La produzione di pancetta affumicata, di ottima qualità, ci è apparsa la più accurata, assieme a quella delle salsicce affumicate e del salsiccione alla francese (polony).
I würstel di Colcom.
Nel progetto della Colcom, che macella e lavora, solo in questo stabilimento, 180.000 capi di suino allanno, vi è lintenzione di diventare la più importante produttrice alimentare, capace di soddisfare la richiesta interna dello Zimbabwe e quella esterna dei paesi limitrofi e vicini: Sudafrica, cliente primario, Botswana, Malawi, Zambia, Namibia; e Mauritius e le Seychelles, verso le quali i prodotti viaggiano in container su navi partenti da Durban. Ma anche le esigenze del mercato più largamente internazionale. Fra laltro ha anche un reparto modernamente attrezzato per inscatolare vari prodotti, in particolare la carne di manzo che arriva congelata dal Sudafrica.
Per la crescita futura di questazienda è inoltre necessario ladeguamento alle norme europee, in modo da ricevere il bollo Cee ed entrare così nel mercato dellEuropa unita.
Non volendo lasciare Harare senza aver salutato lambasciatore dItalia Luca Brofferio e ascoltato laddetto commerciale Massimo Belligotti, della stessa ambasciata, abbiamo avuto conferma che allo Zimbabwe è già stata assegnata una quota alta di esportazione di carne bovina (i suoi bovini sono sanitariamente garantiti) verso lUnione europea, e la Gran Bretagna è la maggiore acquirente. Epperò al momento questo paese non riesce a coprire del tutto la quota assegnata.
A tale scopo la Colcom ha come cooperatore tecnico e consulente scientifico la Struik Holdings N.V., ditta olandese.
Al fine di garantirsi la qualità dei prodotti, la Colcom possiede al 50% un grande allevamento di suini in terreno non lontano da Harare. La campagna ha abbondanti colture di cereali, in particolare granoturco e soia: questi due, poi, sono gli ingredienti chiave per nutrire i maiali, senza ricorrere ad altri cibi o a farine, comprese quelle di pesce, che poi trasmettono al maiale un sapore poco gradevole.
I maiali, in questi territori, crescono in tranquillità e benessere, con cibo sano, aria e acqua ottima, senza forzature o accelerazioni, in dimensioni di spazio e di tempo che li rendono floridi. Prodotta in un clima che non subisce sbalzi, la carne suina dello Zimbabwe è ottima e competitiva. Si fa attenzione al dettaglio, anche nel mattatoio, laddove lanimale viene abbattuto senza che subisca troppo il trauma della fine.
Qualità e igiene: ancora elementi base per un buon prodotto.
Importante questa visita, perché ci viene confermato ancora una volta come la qualità derivi dal modo di allevare gli animali, dalle condizioni igieniche degli ambienti di lavorazione e dal rispetto delle norme più elementari.
Vi è sempre qualcosa di speciale da scoprire in ogni attività, a seconda del luogo dove essa viene svolta e della gente che la pratica.
Manrico Murzi
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