EUROCARNI Maggio 2000

Tra un assaggio e… una seduta… il Parlamento Europeo ha approvato il cioccolato all’olio

 

di Nando Benimeo

 

Nando Benimeo

 

Non so se il cacao, che costa circa 70.000 al kg., verrà sostituito dall’olio di girasole o di palma. Propendo per quest’ultimo, che comunque, vale non più di poche migliaia di lire al litro.

L’Europarlamento è per l’olio di palma, che da oggi può surrogare il burro di cacao nella produzione di cioccolato.

Una volta lo si chiamava il "cibo degli dei". Era per pochi privilegiati, mentre al popolo venivano ammanniti surrogati preparati finanche con pasta di ceci.

Ora, chi finalmente poteva permettersi qualche buon boccone, deve anziché "scartare" la tavoletta, inforcare gli occhiali e leggere l’etichetta, che a furia di nuove "voci" è diventata una sorta di locandina, per appurare se il prodotto che si accinge ad acquistare contiene materie grasse, quali oli vegetali di diversa natura, in sostituzione del burro di cacao.

Si sperava che con l’UE si rafforzassero e consolidarono le norme a protezione della buona alimentazione, della cucina fatta da piatti tradizionali con cose semplici, naturali e genuine.

Ma quella genuinità che affonda le radici nel tempo e all’origine della "invenzione" di una bevanda o di un alimento.

Gli esempi? Non uno, ma tanti! Basti pensare alla pasta. Orgoglio nazionale ed incomparabile prodotto che solo noi italiani, e "nel tempo dei tempi" i cinesi, sappiamo cos’è, come si fa, come si cucina, come si condisce e come si mangia e si gusta.

Al dente! Guai al trapasso di cottura, alla colla. Ingrediente di rigore: la farina di grano duro.

Oggi non più! Per la UE va bene anche il grano tenero con "schifezzatura" di "sapore incorporato" al salmone (di rigore quello maltinto d’allevamento) o ai gamberetti!

Per quel che mi riguarda rimarrò sempre fedele al pomodoro e all’aglio, olio e peperoncino. Altro che balle!

Per non parlare del pane, che da noi era fatto solo di farina, acqua e lievito e, nei conventi dei frati, anche con un pizzico di sale e che ora, oltre ai grassi animali e vegetali, si può trovare anche al sapore di baccalà, di cicoria o di semi di cotone.

E la birra? E l’acqua? E l’olio extravergine? E il miele?

A scelta c’è birra con schiuma al gusto di mirtillo o con bavetta alla banana. Acqua di fonte in bottiglia in luogo di quella minerale; oppure miele, l’energetico, profumato e afrodisiaco nettare, fatto anche con tecnologie industriali e con surrogati, e dulcis in fundo, olio extravergine d’Italia fatto con mignottesche olive di qualsiasi provenienza.

Il malcapitato consumatore fa fatica a capire le novità e le ragioni di queste innovazioni gastronomiche. Di tutto aveva bisogno fuorché dei nuovi papocchi normativi dai quali apprende che il miele non è più prodotto dalle api, ma da macchine e da impasti di ingredienti dai nomi difficili da pronunciare.

Per gli italiani di vecchio pelo, la parola surrogati suscita vecchi e brutti ricordi che gli riportano alla mente le porcherie costretti a trangugiare durante la guerra in vece ed in luogo del caffè, del pane di farina, della pasta ecc.

Si racconta che a Strasburgo siano arrivati sostanziosi quantitativi di tavolette di cioccolata all’olio di palma che hanno invaso il Parlamento Europeo per assaggi di convincimento degli onorevoli deputati, al punto da richiedere un pesante intervento del collegio dei Questori dell’Assemblea per limitare prima e por fine poi alla frenetica distribuzione "a gratis" di cioccolata all’olio ai deputati, che svolazzavano con sempre più frequenza da un gabinetto… all’altro… (di decenza, s’intende!)

Ed è stato così che tra una seduta… e l’altra… la direttiva all’olio di cocco è passata!

Un buontempone con tanto di ducale pappagorgia, avrebbe sentenziato che (gratta gratta) alla base della direttiva ci sarebbe anche l’esigenza di dar seguito alla politica di equiparazione delle regole e dei procedimenti per le produzioni di alimenti di nicchia (condannati a scomparire) a quelle di tipo industriale, per ragioni igienico-sanitarie.

Chi conosce la favola, ormai sa da tempo che l’UE ogni qual volta vuol mettersi dalla parte dei bottoni tira fuori "le superiori ragioni igienico-sanitarie", dimenticando che, come Ercolino sempre in pie’, dal 1993 fa un passo avanti e due indre’ (indietro).

L’esempio: la grande carnevalata delle deroghe, proroghe e casini vari sugli stabilimenti di macellazione, salumifici, lavorazione carni et similia che da 7 anni non si sa più a quale "igiene" affidarsi, se a quella del 1993, o a quella del 1971 (30 anni di indietro).

E, con summa iniuria, perseguita le produzioni tipiche, di nicchia, di tradizione, di località che devono "adeguarsi" e adeguandosi morire, o morire tout-court.

Nando Benimeo


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